Capri Villa Castiglione in vendita - Proprietà di importanza Storica Unica ed Esclusiva nell' Isola di Capri.
Proprietà unica ed esclusiva situata al punto più suggestivo di Capri panoramicissima a 360 gradi, accesso auto + ingresso privato auto, accesso elicottero.
- salone: mq.200
- cucina:mq.50
- camere:7
- camere singole:3
- suite:2
- bagni:7
- totali coperti: mq.1000
- terrazzi: mq.350
- giardino: mq.40.000
Villa Castiglione - La seconda dimora di Tiberio Cesare
La storia del Castiglione è strettamente vincolata alla storia di Capri dalla stessa epoca della Roma Imperiale alla Capri del 2000. Sin dall’epoca dei Romani sappiamo di Capri dal Virgilio e poi leggitimato dal Tacito cui versi quali: "Allora Tiberio fissò la sua dimora in 12 ville, ognuna con un suo nome e di grandissima estensione, e nella stessa misura in cui si era un tempo dedicato agli affari di stato si diede a segrete dissolutezze ed ad ozi deplorabili". (Tacito, Annali, 4,67) Per la sua ubicazione strategica dominante sulla città di Capri ed ulteriori analisi siamo sicuri che una di queste ville se no la seconda, fosse in importanza dopo la Villa Jovis.
Nei ruderi trovati nel Castiglione, a 250 metri a picco sul mare, sono stati messi sotto l’egida di Nettuno in conformità a rappresentazioni lì rinvenute di favolosi esseri marini, in parte attribuiti ad Apollo a seguito del presunto ritrovamento, sempre in quel luogo, di una statua di questa divinità. Testimonianze di questa gran villa sulle imponenti rocce del Castiglione furono fatte da due archeologi dilettanti, il dott. Giraldi e Nobert Hadrawa quest’ultimo ritrovando pure l’esistenza di una zona d’acque terme. Lamentabilmente oltre ad effettuare i primi scavi portarono avanti i primi saccheggi. Il pregiato pavimento di marmo vene asportato per arricchire la reggia dei Borboni a Caserta e si vendette e si regalò quello che si trovò: statue, bassorilievi, vasi, cammei. Parecchi tesori d’arte furono distrutti dagli stessi Capresi che presero, durante il tempo quanto trovarono a secondo del bisogno nei loro forni da calce. Inoltre i tubi di piombo dell’antico acquedotto furono fusi, i vasi frantumati nel tentativo di trovarvi tesori in monete d’oro.
Sul colle del Castiglione e, sopra la grotta dello stesso nome, che domina dall’alto l’abitato di Capri sorse poi, e sicuramente anche prima dell’anno Mille, come risulta da alcuni documenti della Repubblica Marinara d’Amalfi, una costruzione fortificata di forma quadrangolare con mura merlate rafforzate da due torroni agli spigoli. Al centro sorgevano il mastio e una piccola cappella dedicata alla Madonna della Libera con una sua immagine opera del pittore Crisculo, oggi restaurata e che si può ammirare nella pro-cattedrale di Santo Stefano. L’immagine sorgeva come protettrice dei Capresi dalle invasioni dei turchi comandati da Khair-ed-din Barbarossa.
Nel corso dei secoli il Castello ha subito numerose e radicali ristrutturazioni a partire da Carlo d’Angió che, nel 1283, convinto dell’ímportanza strategica dell’Isola, ne rinforzò le strutture difensive affidandolo a castellani che avevano il compito di vigilare sul tratto di mare fra Capri e la Punta della Campanella. Quest’edificio, in ogni caso, ha svolto un ruolo centrale nella gestione politica e militare di Capri sotto i vari domini e regni. Tantissimi sono gli episodi di battaglie, di fatti storici, o semplici vicende amministrative che lo registrano come luogo simbolo del potere temporale. Nel primo decennio dell’Ottocento il Castello e la cappella, trasformata anche in polveriera, furono utilizzati dalle guarnigioni inglesi durante la guerra contro le truppe francesi di Murat. I danni provocati da queste vicende belliche furono rilevanti ma non irreparabili, tanto che lo scrittore Gregorovius, cinquant’anni dopo trovò il Castello: " in buono stato di conservazione con mura merlate e torri ".
Nel 1912, invece, del Castello e della cappella non restavano che poche mura diroccate che furono acquistate dalla Società Fondiaria Capri e, attraverso successivi trasferimenti, passarono prima al barone Alberto Fassini della SIA e poi, nel 1950, al duca Roberto Caracciolo di San Vito consigliere presso l’Ambasciata d’Italia a Parigi. Quest’ultimo, nel libro “L’occhialino del re”, così ricorda l’episodio: " Avevo avuto la fortuna di acquistare ad un prezzo irrisorio gran parte della collina soprastante il centro dell’Isola. Cinquantamila metri quadrati di terreno e sopratutto di rocce.... Fui anche fortunato di riuscire, in tempi relativamente brevi, a realizzare un vasto programma di lottizzazione sui terreni acquistati... restaurare le vecchie mura del castello.. costruire nel suo interno, una casa a picco sul mare". L’opera di restauro del Castello fu affidata all’ingegner Roberto Adiolfi che lo ricostruì liberamente nella forma odierna, adibendolo a residenza privata. La villa Il Castiglione, dopo aver passato per ripetute mani, appartiene oggi giorno a quattro fratelli d’origine italo-americana.
